Lingua Catalana

Il catalano è una lingua neolatina romanza con influenze anche gallo-romanze parlata in Catalogna, nella regione di Valencia, nelle Isole Baleari (Spagna), nella Repubblica di Andorra, nel Rossiglione francese e nella città sarda di Alghero (Regione Autonoma Sardegna – Italia).

Nel Paese Valenciano la lingua prende il nome di valencià (valenciano), mentre nelle Isole Baleari è comunemente chiamato mallorquin (maiorchino). Il barcellonese, il valenciano e il maiorchino presentano differenze rilevanti solo a livello fonetico.

Nelle città spagnole di lingua catalana lo studio di questa è notevolmente incoraggiato da almeno trent’anni, conferendole così sempre più forza e potere e ad oggi il dominio linguistico della lingua catalana si estende su 68.000 km 2 , nei quali vivono 11.380.000 abitanti.

Storia del catalano

Il catalano si formò a cavallo dei Pirenei tra l’VIII e il X secolo, nei territori dell’Impero Carolingio che rappresentavano i contadi della Marca Ispanica. Durante il XII e il XIII secolo si estese verso sud e verso est, grazie alle conquiste territoriali del regno d’Aragona e Catalogna, e la frontiera linguistica si stabilì alla fine del regno di Giacomo I.

Lunga e florida fu la produzione letteraria in catalano: le prime testimonianze scritte del catalano, stando alle conoscenze attuali, sono frammenti della versione catalana del Forum Iudicum e di un libro di omelie della chiesa di Organyà (Homilies d’Organyà), entrambi del secolo XII. Il catalano ebbe una notevole espansione come lingua di creazione e di governo (Cancelleria Reial) tra i secoli XIII e XVI, quando il regno di Aragona e Catalogna estese i suoi domini nel Mediterraneo, giungendo in Sicilia, in Sardegna, a Napoli e persino ad Atene.

Tra le opere letterarie di importanza universale di questo periodo sono certamente degne di nota quelle di Ramon Llull, contemporaneo di Dante, che creò la prosa letteraria e filosofica in volgare, figurando, così, tra i principali scrittori del periodo medievale. Da aggiungere, inoltre, le opere di Francesc Eiximenis, Anselm Turmeda, Bernat Medico, Ausiàs Marc, o Tirant il Bianco, considerato il primo romanzo moderno della letteratura occidentale. Sono in catalano anche le grandi raccolte di leggi di quest’epoca, come i Furs de València, i Costums de Tortosa, gli Usatges o il Libro del Consolato del Mare, un codice di commercio marittimo che fu applicato in tutto il Mediterraneo fino al secolo XVIII.

Anche se ebbe un accesso rapido alla stampa (come dimostra la comparsa, già nel 1474, del primo libro stampato in catalano: Les trobes en llaors de la Verge Maria), durante il Rinascimento e il Barocco la lingua catalana attraversò una fase di decadenza rispetto alla letteratura colta. Mantenuta inizialmente solo per l’uso legislativo e amministrativo, e come unica lingua vernacolare, perse presto anche questa funzione a favore del sempre più fiorente castigliano.

In concomitanza con i movimenti del romanticismo e del nazionalismo che sorgevano in tutta Europa, la lingua catalana visse una ricca rinascita (Renaixença) letteraria, il cui inizio è solitamente individuato nella pubblicazione dell’ode La Pàtria (1833) di Bonaventura Carles Aribau, e che continuò con la produzione poetica, teatrale e narrativa di molti autori della Catalogna, delle Isole Baleari e delle terre di Valencia.
Parallelamente furono avviati studi sulla lingua ed elaborati dizionari, trattati di barbarismi e di ortografia, che anticipano la normalizzazione moderna iniziata agli inizi del XX secolo da Pompeu Fabra.
Con la costituzione repubblicana del 1931 e lo statuto di autonomia del 1932, la Catalogna poté recuperare la propria istituzione di governo (la Generalitat), il catalano fu dichiarato lingua ufficiale e vi fu un’attiva politica di sostegno all’insegnamento dell’idioma. Nelle Isole Baleari e nelle terre di Valencia, invece, gli statuti di autonomia non furono approvati.

Tra il 1939 e il 1975, durante la dittatura istituita alla fine della guerra civile, la persecuzione del catalano fu intensa e sistematica, soprattutto fino al 1962. Il regime proibì la pubblicazione di libri, giornali e riviste, la trasmissione di telegrammi e le conversazioni telefoniche in catalano; il castigliano era la lingua usata nel doppiaggio dei film, nelle rappresentazioni teatrali e nelle trasmissioni radiofoniche e televisive; i documenti amministrativi, notarili, giudiziari o commerciali erano sempre in castigliano e quelli redatti in catalano erano considerati nulli per legge; la segnaletica stradale e commerciale, la pubblicità e, in generale, tutta l’immagine esterna del paese erano in castigliano. Ciò non vietò la conservazione della lingua catalana come idioma di comunicazione familiare, sia in Catalogna che negli altri territori di lingua catalana.

Con il recupero delle libertà democratiche, la Costituzione del 1978 riconosce la pluralità linguistica e stabilisce che le lingue spagnole diverse dal castigliano possono essere ufficiali, in base agli statuti di autonomia. Gli statuti della Catalogna (1979) e delle Isole Baleari (1983) riconoscono il catalano come lingua propria di questi territori e la dichiarano lingua ufficiale insieme al castigliano; la stessa decisione è stata presa, con la denominazione legale di valenciano, anche dalla Comunità Valenciana (1982). Parallelamente, la costituzione di Andorra (1993) statuisce che il catalano è la lingua ufficiale dello Stato.
Dal 2005, infine, l’Unione Europea ha riconosciuto il catalano come lingua minoritaria o regionale, attribuendole la co-ufficialità accanto al castigliano.

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